È morto a 95 anni Robert Duvall, premio Oscar e tra i volti più autorevoli del cinema americano. Interprete di personaggi memorabili e simbolo di una recitazione asciutta e profondamente umana, si è spento serenamente nella sua casa in Virginia, come annunciato dalla moglie Luciana.
Una carriera che ha segnato il cinema americano
Nato il 5 gennaio 1931 a San Diego, Robert Selden Duvall ha attraversato oltre sessant’anni di cinema, dal debutto in Il buio oltre la siepe fino ai lavori più recenti degli anni Duemila. È stato uno degli interpreti centrali del Nuovo Cinema Americano, accanto a una generazione che comprendeva Dustin Hoffman e Gene Hackman, con cui aveva condiviso gli anni di formazione a New York.
La consacrazione arriva con il ruolo di Tom Hagen in Il padrino di Francis Ford Coppola: non il più spettacolare tra i personaggi, ma il più umano, consigliere silenzioso e coscienza morale della famiglia Corleone. Con Apocalypse Now regala poi un ritratto indimenticabile del colonnello Kilgore, incarnazione della normalità dentro l’assurdità della guerra.
L’Oscar e l’arte della sottrazione
Nel 1984 vince l’Oscar come miglior attore per Tender Mercies, interpretando un cantante country alcolizzato in cerca di redenzione. Una prova misurata, lontana dall’enfasi, che sintetizza la sua cifra stilistica: non costruire il dramma, ma lasciarlo emergere. In totale ha ottenuto sette candidature agli Academy Awards, oltre a numerosi Golden Globe ed Emmy. Attore, regista e produttore, ha firmato anche opere personali come The Apostle, ritratto complesso del fanatismo religioso americano. Duvall non è mai stato una star rumorosa. Era una presenza: capace di rendere ogni personaggio vero, fragile, contraddittorio. La famiglia ha chiesto di ricordarlo guardando un film o raccontando una storia. Forse il modo più coerente per salutare un attore che ha fatto del cinema una forma silenziosa di verità.













